Da dove iniziare: la città che si capisce dai bordi

Siena non si capisce dal centro. Si capisce dai bordi.

Piazza del Campo è inevitabile — e lo è per una ragione. Quella conchiglia di mattoni rossi, inclinata verso il Palazzo Pubblico come se la città stesse ancora aspettando il Palio, è una delle cose più belle che l'architettura medievale abbia mai prodotto. Salire sulla Torre del Mangia vale i 500 gradini: da lassù Siena si legge tutta in una volta.

Poi c'è la Cattedrale (Opera della Metropolitana) — marmo bianco e nero, un pavimento che è già un museo, e una Libreria Piccolomini che non ti aspetti. Non frettare.

"Il Palio non è uno spettacolo — è un'identità."

Ma il posto che in pochi conoscono è il Museo della Contrada Priora della Civetta: drappelloni, costumi, la memoria viva del Palio in un vicolo che sembra fermo al Quattrocento. Qui capisci che il Palio non è uno spettacolo — è un'identità.

E per chi vuole Siena sotto i piedi nel senso letterale: i Bottini, l'acquedotto medievale che scorre ancora sotto la città, si visitano su prenotazione alla biglietteria dei musei.

Quando hai finito di guardare, siediti. Da Trombicche trovi un tavolo e quello che la cucina ha preparato stamattina — a due passi da tutto questo.

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